IN AFRICA LA SOSTENIBILITÀ È TRASPARENTE

Proprio come una bottiglia di plastica.

Uno sviluppo sostenibile non può prescindere da una visione globale che chiama in causa numerosi parametri, tra cui la salute, l’ambiente, l’economia. Questi tre fattori possiamo considerarli i pilastri fondamentali su cui costruire un piano strategico destinato ad avere impatto concreto sulle persone e sull’ambiente. Parlare di equilibrio diventa quanto mai imprescindibile dalla consapevolezza che tutti dobbiamo fare la nostra parte: le istituzioni, le imprese, le associazioni, le persone. Ancora di più quando si tratta di affrontare la grande sfida della lotta all’inquinamento da plastica che, dopo un anno di pandemia, è stata completamente dimenticata, anzi ha subìto una decisa inversione di tendenza andando a ingigantire ulteriormente la situazione di drammaticità ambientale.

Bisogna iniziare a puntare decisamente e concretamente sull’uso della plastica rigenerata, tralasciando i paroloni della politica, quali Green Deal Europeo, e impegnandosi realmente prima che sia troppo tardi (ammesso che già non lo sia). Segnali incoraggianti esistono: nel 2019 è stato stimato che sono stati utilizzati dall’industria di trasformazione italiana circa 1,175 milioni di tonnellate di polimeri rigenerati. Che cosa significa? Che bisogna cambiare prospettiva e guardare a tutti quei prodotti giunti a fine vita, considerati finora rifiuti, come risorse da gestire e da valorizzare. In ogni parte del mondo. Anche, e soprattutto, in Africa, il continente che sta subendo i maggiori rischi dell’inquinamento da plastica.

Bisogna partire dal primo anello della filiera del riciclo, dalla raccolta e selezione, unendo alla formazione professionale anche la sensibilizzazione della popolazione, a tutte le fasce d’età. Ecco come da 6 anni sono attivi i centri di raccolta e di riciclo di Associazione Zenzero collocati in Etiopia e Uganda, vere testimonianze dell’attuazione di una politica verde che non si schiera con nessuno, sta solo dalla parte delle persone e del pianeta. Ogni giorno centinaia di donne, protagoniste di questa rivoluzione ambientale silenziosa, lavorano in questi centri sapendo di fare la loro parte e, al contempo, crescendo professionalmente. Sempre ogni giorno, migliaia di raccoglitori informali ripuliscono strade, giardini, canali, fiumi, laghi, dalla plastica abbandonata e la portano ai centri per darle nuova vita. Per questi ultimi significa anche fidarsi di un’economia non più di sussistenza ma duratura: un primo passo per emergere dall’assoluta povertà e riacquistare la speranza di un futuro migliore. Milioni di bottiglie di plastica vengono processate nei centri di Associazione Zenzero e destinate al riciclo: pensate cosa si potrebbe fare se l’intera filiera volesse davvero porre un impegno reale in tal senso!

Non parliamo di “plastic free”, un termine creato solo per campagne di comunicazione con l’obiettivo della mera visibilità, senza ragionare sull’accezione del termine. Non si può vivere senza plastica, si può e si deve imparare a produrla, utilizzarla e riciclarla in modo diverso. Ha più senso, allora, usare il concetto di “waste plastic free”: l’impegno di eliminare il rifiuto plastico in senso lato. La sfida è grande e solo un’autentica condivisione degli obiettivi potrà dare l’impatto sperato. Le comunità che ruotano attorno ai centri di Associazione Zenzero hanno visto cambiare la loro vita, il loro tessuto urbano e rurale, l’aria stessa, nel corso del tempo. Ci vogliono anni per vedere realmente gli effetti di un lavoro come questo. Ma ne vale la pena. Lo dobbiamo per l’umanità, per il pianeta, per le future generazioni.



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